Immagina di lavorare duramente per costruire il sito web della tua azienda, curare ogni dettaglio del design, investire in contenuti di qualità e poi scoprire che qualcosa, nell’ombra, sta silenziosamente sabotando tutto questo lavoro. È esattamente quello che possono fare i cosiddetti link cattivi – o bad link – uno degli aspetti più insidiosi del mondo SEO. E non è una cosa rara: succede spesso (sì, anche a siti curati e strutturati).
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Cosa sono i link cattivi e perché esistono
Nel linguaggio del web, un backlink è semplicemente un collegamento che un sito esterno inserisce verso il tuo. Facile. In linea di principio, ricevere backlink è una cosa positiva: Google li interpreta come interesse nei tuoi confronti da parte di altri siti – potremmo dire dei voti di fiducia – e più voti di qualità ricevi, più il tuo posizionamento nei risultati di ricerca può migliorare. Il problema nasce quando questi collegamenti arrivano da fonti che Google considera inaffidabili, artificiali o addirittura dannose.
I link cattivi sono esattamente questo: backlink provenienti da siti di scarsa qualità, irrilevanti rispetto al tuo settore o, peggio ancora, creati appositamente per manipolare i motori di ricerca. Alcune volte questi link sono il frutto di strategie SEO aggressive e poco etiche messe in atto da qualcuno (si faceva spesso in passato, magari è stato fatto da chi gestiva il sito prima di te). Altre volte, invece, arrivano dall’esterno senza che tu ne sia minimamente responsabile: si tratta della cosiddetta SEO negativa, una pratica con cui un concorrente sleale può tentare deliberatamente di danneggiare il tuo sito puntandoci contro una valanga di link spazzatura.
Tra le tipologie più comuni di link cattivi troviamo:
- link da siti spam o directory artificiali, creati con il solo scopo di vendere o scambiare collegamenti, senza alcun valore editoriale reale.
- link da siti con malware o contenuti illegali, che oltre a danneggiare la tua reputazione SEO possono associare il tuo dominio a contesti molto rischiosi.
- link da commenti spam su forum e blog, spesso inseriti in modo automatizzato da bot.
Link da siti in lingue completamente diverse e senza alcuna attinenza tematica con i tuoi contenuti.
Gli effetti dei bad link sul tuo sito
Capire da dove arrivano questi link è importantissimo, ma ancora più urgente è capire cosa possono fare al tuo sito. L’impatto non è sempre immediato e questa è, paradossalmente, una delle ragioni per cui il problema viene spesso sottovalutato. Si accumula nel tempo, finché un giorno i dati di traffico non iniziano a scendere senza una ragione apparente.
I link cattivi possono compromettere la qualità del profilo backlink del tuo sito, influenzando negativamente l’autorevolezza che Google attribuisce al dominio. Quando il profilo di collegamenti viene associato a fonti spam, siti poco affidabili o pratiche manipolative, diventa molto più difficile posizionare contenuti strategici nei risultati di ricerca, anche se sono stati scritti e ottimizzati correttamente dal punto di vista SEO.
Il primo effetto è la perdita di posizioni nella SERP, ovvero nei risultati di ricerca. L’algoritmo di Google – in particolare i sistemi che analizzano la qualità dei link – valuta costantemente il profilo backlink di un sito. Se questo profilo risulta composto da collegamenti di bassa qualità o artificiali, Google può ridurre la fiducia attribuita al dominio oppure ignorare parte dei link sospetti.
Nei casi più gravi, Google può applicare una penalizzazione manuale, inviata attraverso Google Search Console, oppure una penalizzazione algoritmica, meno visibile ma altrettanto pesante. In entrambi i casi, il sito può perdere decine di posizioni in pochissimo tempo, con conseguenze dirette su traffico organico e contatti. Un sito con un profilo di link fortemente compromesso rischia addirittura la deindicizzazione completa (anche se questo è estremamente raro e, di solito, succede in casi di spam massivo).
Come identificare i link cattivi
E quindi come si fa a sapere se il tuo sito è in balia di questi link? La risposta è: monitorando regolarmente il profilo di backlink. Non è un’operazione troppo complicata, ma richiede gli strumenti giusti e una certa costanza.
Il punto di partenza più accessibile è Google Search Console, la piattaforma gratuita di Google che mette a disposizione dei webmaster una sezione dedicata ai link in entrata. Da lì puoi ottenere un elenco dei siti che ti linkano e iniziare a valutarli. Per un’analisi più approfondita esistono strumenti professionali come Ahrefs, Semrush o Majestic, che permettono di analizzare ogni backlink nel dettaglio: l’autorità del sito di provenienza, la rilevanza tematica, il testo dell’anchor usato per il collegamento e molto altro.
Quando analizzi un backlink, le domande che devi farti sono fondamentalmente queste:
- Il sito che mi linka è pertinente al mio settore o argomento?
- Ha contenuti reali e di qualità?
- Ha traffico organico reale?
- Il collegamento verso di me è inserito in un contesto editoriale sensato?
Se la risposta è no a due o più di queste domande, stai molto probabilmente guardando un link cattivo.
Come difendersi dai link cattivi
Una volta individuato il problema, bisogna agire e bisogna farlo con metodo. La buona notizia è che Google mette a disposizione degli strumenti specifici per gestire questa situazione e che con il giusto approccio è possibile limitare i danni in modo significativo.
Il primo passo è sempre provare a contattare direttamente il gestore del sito da cui arriva il link cattivo, chiedendo gentilmente – ma con chiarezza – la rimozione del collegamento. Non sempre si riceve risposta, ma vale la pena tentare, anche perché dimostra buona fede nel caso in cui Google dovesse analizzare la situazione.
Se il tentativo di contatto non porta a risultati, entra in gioco il Google Disavow Tool, accessibile tramite Google Search Console. Questo strumento consente di inviare a Google un file contenente l’elenco dei backlink o dei domini che vuoi disconoscere: in pratica, stai chiedendo al motore di ricerca di non tenere conto di quei link quando valuta il tuo sito. Non è un’operazione da fare alla leggera – un uso scorretto del Disavow può fare più danni dei link stessi – ma nelle situazioni di reale emergenza è uno strumento super prezioso.
In ogni caso è fondamentale documentare tutto: le email inviate, le date, le risposte ricevute. Questa traccia può tornare utile se dovesse rendersi necessaria un’interlocuzione diretta con Google.
Infine, vale la pena investire in una strategia strutturata di link building di qualità: costruire un profilo di backlink solido, fatto di link guadagnati da siti autorevoli e pertinenti, è il modo migliore per rendere il tuo sito più resiliente rispetto a eventuali attacchi di SEO negativa. Un profilo di link sano e variegato è come un sistema immunitario forte: non impedisce che arrivino agenti patogeni, ma li neutralizza prima che facciano danni seri.
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